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Archive for the ‘Malattie dei canarini’ Category

Uno dei Fife Fancy novelli 2015 scampati. Ha caratteristiche notevoli e spero possa essere l'inizio della ripresa!

Uno dei Fife Fancy novelli 2015 scampati. Ha caratteristiche notevoli e spero possa essere l’inizio della ripresa!

Vaiolo del canarino (pox virus) anno 2015

Sarebbe stato l’anno perfetto nell’allevamento dei miei canarini Fife Fancy. L’avevo raccontato in un precedente articolo. E sarebbe stato anche l’anno della conclusione della mia ormai lunga esperienza di allevatore di questa splendida razza. Ormai gli impegni di lavoro e famiglia non mi consentono più di guardare a questo hobby come in passato. E avevo deciso che il 2015 sarebbe stato l’ultimo anno.
E poi quello che mai ti saresti aspettato… accade. E proprio a te.
Sto parlando del vaiolo del canarino, virus che è entrato nel mio allevamento a settembre. Come? Stando agli addetti ai lavori è stato portato da una zanzara e posso crederci perché in effetti nella Bassa vicino al Po dove vivo quest’anno le zanzare sono sembrate in aumento. Nella moltitudine qualcuna, magari una di quelle nuove, piccolissime, che vengono da chissà quale continente, deve essere passata dalle zanzariere che proteggono anche il mio locale di allevamento.
E così quella “pestilenza” di cui avevo letto solo sui libri di canaricoltura è arrivata. Sia chiaro, ne conoscevo gli effetti infausti ma solo per essermi documentato e per aver sentito che alcuni allevatori, in realtà pochissimi, ogni anno vaccinano i loro canarini contro il Pox Virus, nome scientifico. Altro non sapevo anche perché, ho scoperto, chi ha avuto il vaiolo nei suoi canarini tende a starsene zitto, forse perché ha paura di non riuscire a cedere lo stock in surplus. O per altri motivi… E tace.
Io invece faccio esattamente il contrario e spiego. Metto la mia esperienza a disposizione di tutti gli allevatori di canarini raccontando la mia avventura 2015 con il vaiolo del canarino. Anche perché, lungi dall’essere un problema che si radica tra le mura dell’allevamento, è un virus che ha un suo inizio e una sua fine, proprio come quello dell’influenza tra noi umani. E quando se n’è andato si torna alla normalità.
Oggi, a distanza di oltre un mese dall’ultimo soggetto contagiato, i canarini che sono sopravvissuti sono TUTTI in perfetta forma, in grande attività e i maschi in perfetto canto. Pronti per affrontare la prossima stagione riproduttiva. Sì, proprio così. Ho rinviato la “chiusura” del mio allevamento di canarini. Almeno per un poco ancora. Vedremo.
Quindi, passata la bufera, i canarini non sono contagiosi come qualcuno pensa. L’hanno scampata, al più si sono auto vaccinati. Tutto qui.
Ci sono due forme principali di vaiolo del canarino. Una si manifesta con l’occhio gonfio e purulento. Nonostante sia una pena vederli in quello stato questa è la forma meno drammatica. Ne muore una certa percentuale, anche significativa, ma gli esiti sull’allevamento non sono di totale distruzione.
Poi c’è la forma respiratoria, la più infausta, quella che è accaduta da me.
Credo che la mia avventura con il Pox Virus sia meglio riassunta dal diario. Eccolo.
2015
Metà settembre: come ogni anni prelevo dalla grande voliera dei novelli alcuni canarini che riesco a prendere col retino. Di questi ne tengo alcuni che mi sembrano interessanti e li metto nella stanza accanto, quella di allevamento, in tre volierette da 120. Sono una ventina circa.

18 settembre – venerdì
Mentre riempio la mangiatoia nella grande voliera dei giovani mi accorgo che 3 canarini boccheggiano, respirano ritmicamente a becco aperto. Cosa mai vista nel mio allevamento che, per mia fortuna, non ospita se non rarissimamente canarini con problemi respiratori.
19 settembre – sabato
I canarini che il giorno prima boccheggiavano ora sono morti. Penso che sia il dovuto prezzo da pagare per una annata straordinaria per quantità e qualità. Cambio idea quando vedo nel gruppo dei novelli che ne conta circa 150 altri 3 canarini che boccheggiano.
20 settembre – domenica
Due dei canarini con problemi respiratori visti il giorno precedente giacciono sul fondo della voliera. OK c’è un problema!
21 settembre – lunedì
Chiamo il veterinario specializzato in patologia aviare che, gentilmente, mi dà appuntamento per il giorno stesso. Fa l’autopsia su due soggetti defunti. Rinviene i segni di una emorragia cerebrale ma solo su uno. Preleva campioni del fegato per un esame approfondito presso un laboratorio cui spedirà il giorno stesso il materiale.
Sulla base della sua esperienza tenta una diagnosi provvisoria in attesa del referto. Probabile atoxoplamosi, una forma di coccidiosi o comunque curabile con farmaci anticoccidici.
Inizio subito il trattamento prescritto ma non ho alcun beneficio. Anche nei giorni a venire i canarini muoiono (sempre dopo episodi acuti di respirazione con affanno) alla media di 3-5 al giorno, tutti nella stessa grande voliera dove sono alloggiati i novelli. A quel punto è evidente che c’è qualcosa di importante. Con il veterinario tentiamo anche di cambiare la cura ma l’esito non cambia. Prima iniziano a respirare male, a becco aperto e occhi chiusi, poi dopo 1-5 giorni muoiono.
Sono disperato e sollecito il veterinario che chiami il laboratorio universitario cui ha inviato i campioni. Serve al più presto il responso per organizzare una cura mirata!
2 ottobre – venerdì
Arriva l’esito degli esami. Finalmente si capirà qual è questa malattia strana che sta falcidiando i giovani del mio allevamento. Le notizie non sono buone, anzi sono pessime: canary pox virus !!!! Ovvero vaiolo del canarino, ovvero “esito infausto” che significa: non c’è farmaco che possa curare!
Intervengo somministrando a tutti i canarini un antibiotico per coprirli dalle infezioni secondarie. Infatti il virus ne abbatte le difese immunitarie e alcuni muoiono non per il vaiolo ma per le complicazioni dovute ad altre infezioni che si sono insinuate in un ambiente tanto favorevole.
Ogni giorno raccolgo dalla voliera dei giovani 3-5 canarini morti, tutti dopo avere manifestato respiro ritmico e con grande affanno, come se mancasse l’aria e stessero per morire soffocati.
Nei giorni a venire cerco il vaccino contro il pox virus del canarino ma scopro che non è stato prodotto nel 2015. L’azienda farmaceutica, mi dicono francese, pare abbia sospeso la produzione perché non remunerativa. E la federazione italiana che riunisce gli allevatori di uccelli (FOI) non è intervenuta in alcun modo. Tutto tace. In sostanza pare essere reperibile solo qualche fiala di vaccino scaduto da alcuni mesi. Mi metto alla ricerca ma anche quello risulta introvabile. Solo dopo giorni riesco a reperirne uno, pare non scaduto e di altra produzione.
10 ottobre – sabato
vaccino tutti i canarini dell’allevamento iniziando prima dai soggetti che non manifestano segni di malattia per finire con quelli già evidentemente compromessi.
Nei giorni a seguire continuano a morire canarini, quelli che ormai da giorni versano in pessime condizioni di salute e tutti con respiro affannoso. La gran parte viene dalla voliera dei giovani ma un paio anche da quelli ospitati in alcune volierette da 90 dove avevo messo i soggetti a rischio.
17 ottobre (8 giorni dal vaccino)
due canarini nella voliera degli adulti messi in isolamento perché respiravano in modo ritmico e affannoso. Uno dei due, in realtà un giovane dell’ultima covata, muore in giornata, l’altro il giorno dopo.
Si tratta dell’inizio del virus anche nella voliera degli adulti, finora risparmiata. E’ evidente che gli adulti hanno maggiori anticorpi dei giovani e sono più resistenti.
18 ottobre
a un mese dall’inizio del problema la situazione è questa:
3 voliere da 120 con canarini giovani alloggiati poco prima dell’inizio del virus.
3 voliere da 90 e un paio di gabbie da cova con soggetti che ho tolto dalle voliere dei giovani perché apparentemente non ancora contagiati.
Nella voliera dei giovani sono rimasti solo in 5 che sembrano aver passato indenni il contagio perché rimasti sempre all’interno di questa stessa voliera dov’è nato il problema e che ha mietuto la gran parte delle vittime. Questi 5 dimostrano normale vivacità, salute normale e uno canta.
Quando capita di vedere un canarino sofferente nella voliera degli adulti lo passo subito in questa perché so già quale sarà l’esito.
19 ottobre
un primo canarino è contagiato pur ospitato in una delle 3 volierette da 120 dove stanno quelli spostati prima dell’inizio.
TUTTI I CONTAGIATI MORIRANNO, ma il tempo di permanenza in vita, pur con sofferenza e respirazione affannosa, si sta allungando.
Non mi pare di rilevare in nessuno dei canarini i segni di pustole nel punto di inserimento dell’ago nella cartilagine durante la vaccinazione, cosa che sembrerebbe essere indispensabile vedere per avere conferma dell’effetto!
28 ottobre
trovato ancora un adulto boccheggiante nella voliera. Gli altri non dimostrano segni di contagio e alcuni maschi cantano. Morirà anche questo, così come tutti gli altri contagiati e con respiro affannoso. E’ questo l’ultimo canarino che si è ammalato. Gli altri, anche a contatto con infettati, non presenteranno più problemi.
2 novembre
trovato e messo nella voliera dei giovani un adulto di tre anni che ha un rantolo respiratorio molto rumoroso. Contrariamente a tutti gli altri infettati non boccheggia a becco aperto e addirittura canta. Lo stato di salute è buono.
Muore oggi il canarino giovane proveniente dalla voliera da 120. La morte è avvenuta dopo ben 2 settimane dall’evidenza del contagio. Ormai è chiaro che il virus è in fase terminale.
7 novembre
situazione: il maschio adulto di tre anni ha una respirazione rumorosa (a becco chiuso) ma per il resto sta benissimo. Ormai da diversi giorni non si notano altri soggetti contagiati che respirino in modo affannoso. Tutti i maschi cantano, adulti e giovani.
Il bilancio del vaiolo del canarino nel mio allevamento amatoriale: morti circa 85% dei giovani (ma sarebbero stati di più se non avessi separato alcuni giovani poco prima dell’inizio del contagio) e circa il 50% degli adulti.
Il mio allevamento 2016 riprenderà con circa 20 giovani e circa 20 adulti rimasti, tutti in formissima.
Il virus non ha vinto.

 

Ringrazio tutti gli amici dei Fife Fancy che mi hanno chiamato per sapere come mai non esponevo alle mostre quest’anno e ringrazio gli allevatori e i veterinari che si sono prodigati per fornirmi consigli e segnalazioni. Grazie a tutti!!!!

 

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clima-maggio-2013

A tutti noi allevatori di canarini è capitato di ricevere lo sfogo dell’amico e collega di hobby che ci ha detto: “il tempo è cambiato, è instabile, le femmine imbeccano poco e i piccoli muoiono. Questo sarà un brutto anno nell’allevamento.”

In questa pazza primavera 2013 nella quale a fine Maggio la temperatura era quasi invernale ho sentito di vari allevatori con grossi problemi e quindi con pochi canarini novelli “a causa del maltempo” e di una primavera “che non c’è stata”. Un amico che alleva canarini di colore in quantità avendo un alto numero di coppie si è sfogato dicendomi di aver perso la bellezza di 150 novelli a causa di questo tempo particolarmente instabile.

Davvero la causa di queste annate storte è da cercare nel clima e nelle sue stranezze? Non mi risulta che, a parte eventi eccezionali, in natura gli uccelli abbandonino la cova o smettano di alimentare i piccoli quando cambia il tempo. Qual è la verità?

Certamente gli sbalzi climatici in allevamento provocano una certa dose di stress che si può manifestare in vari modi tra cui quello di cambiare radicalmente e immediatamente le attività riproduttive. Nel campo dell’allevamento dei canarini è chiaro che le razze più selezionate e meno rustiche sono più delicate e quindi potenzialmente più soggette a questo stress climatico.

Allo stesso modo le razze meno spinte a livello di selezione consanguinea, vedi in parte i miei adorati Fife Fancy, sono meno sensibili. Eppure vari allevatori proprio di Fife Fancy mi hanno telefonato lamentando che il clima di questo periodo sta creando bassa natalità con molte uova chiare, scarsa o nulla attività di imbecco dei piccoli. Con conseguenze disastrose e numero di novelli svezzati piuttosto basso.

Dico la verità: credo che ci sia una minima parte di vero e che queste frasi vadano ricondotte alla ragione delle cose. Infatti sono parole in bocca di molti, forse di troppi, e in certi caso sono diventate vere e proprie leggende metropolitane.

Naturalmente in un allevamento di canarini (e non solo di quelli) tutto non è controllabile e gestibile con risultati certi e pianificati. C’è di mezzo la natura: quegli esserini col loro carattere, gli umori ma anche le malattie. D’altronde se proprio io che scrivo sono di sicuro una persona metereopatica tanto da essere nervoso quando le giornate si fanno buie e piovose, ci sta che anche gli animali possano esserlo. Dico questo per ribadire che una parte di verità c’è senz’altro nell’affermare che i canarini in riproduzione possano essere sensibili ai cambi di temperatura, di umidità soprattutto quando sono repentini e magari “fuori stagione”.

Tuttavia, siamo seri, perché c’è la seria possibilità che certe stragi di uova non fecondate oppure di piccoli che muoiono a causa degli sbalzi del termometro o di femmine che smettono improvvisamente di imbeccare sia un evento riconducibile ad imperizia dell’allevatore o ad altre diversissime cause. Non voglio dire che l’allevatore sia scarso, anzi. In sostanza penso che la radice del problema vada cercata accuratamente senza scaricarne le colpe sempre e comunque sui capricci della natura. Abuso di farmaci e di trattamenti “preventivi”, eccessiva consanguineità, stress da sovraffollamento, errori alimentari sono solo alcune delle cause che debbono essere analizzate con attenzione.

E su questi, contrariamente al clima, si può intervenire.

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Crescita anomala del becco in un canarino

Da alcuni anni ho l’abitudine di fare un esame veterinario preventivo a gennaio, prima dell’inizio delle cove.

Quest’anno ho avuto un certo ritardo dovuto a questioni più importanti ma all’inizio di febbraio ho prelevato campioni di feci e ho individuato due femmine per un tampone cloacale. Le femmine di solito le prendo a caso ma quest’anno ho pescato in uno dei gabbioni prelevando una delle femmine che come stato di salute apparente era perfettamente in linea con le altre del folto gruppo del mio allevamento. Poi, invece, ho prelevato l’unica femmina che da mesi era relegata da sola in una gabbia perchè non era mail al top della condizione pur non manifestanto chiari sintomi di malattia. Mi faceva pensare solo la continua crescita del becco che, da settembre a gennaio, è stato spuntato almeno quattro-cinque volte.

Gli esami hanno confermato le mie certezze e i miei dubbi.

Le feci si sono dimostrate ok:  nessun problema, allevamento sanissimo.

La prima femmina si è rivelata un campione di salute mentre la seconda, quella del becco che non smetteva di crescere, è risultata affetta da Stafilococcus spp. e Escherichia Coli.  Ora è sotto trattamento antibiotico e spero si rimetta in condizione.

La vicenda mi sembra un buon avvertimento per chi non fa mai esami veterinari. Anche se vi sembra tutto a posto è giusto intervenire prima che i problemi si facciano gravi.

Per quanto riguarda la particolarità del becco che cresceva è importante considerare che questo problema può avere origine da cause diversissime e quindi il mio caso specifico non deve portare a conclusioni affrettate.

Attenzione quindi alla salute dei vostri canarini. Un esame prima delle cove vi toglie ogni dubbio.

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Il 2010 è stato segnato nel mio allevamento da una situazione sanitaria che ha rischiato di trasformarlo in un anno orribile. Quando scoppia un problema nel mese di Aprile, quello centrale e quindi più importante nell’annata riproduttiva, c’è da mettersi le mani nei capelli perché il rischio di mandare tutto all’aria è reale.
Durante Marzo ho notato una certa mortalità nei piccoli canarini di 3-10 giorni. La cosa ha iniziato a preoccuparmi quando la situazione non era più relegata a pochi episodi ma riguardava ormai un certo numero di coppie. Notavo che uno dopo l’altro morivano pulli debolissimi, molto magri e all’apparenza poco nutriti anche se alcune di quelle femmine nutrici erano state molto efficaci l’anno precedente. Si vedeva chiaramente nei piccoli morti che la zona cloacale era divenuta verde scuro, quasi nera e molto estesa, segno evidente di un’infezione là radicata.
Nella foto che allego si vede un pullo morto ma, trattandosi dell’ultimo deceduto a cura già iniziata, la cloaca non evidenzia quel brutto colore.
Corro dal veterinario e la diagnosi dell’esame colturale è: Pseudomonas.
Cos’è sta roba? Leggo in giro che si tratta di una malattia batterica che si sviluppa dove gli alimenti umidi vengono lasciati troppo a lungo a disposizione dei soggetti, prosperando nei contenitori che nel frattempo ne sono diventati ricettacolo. Anche i beverini in cui si formano alghe sono un formidabile veicolo per lo Pseudomonas.
Questo è quanto ho letto. E allora?
Nei miei beverini non c’è traccia di alghe… In realtà ho usato gli stessi alimenti, le stesse tecniche di pulizia, le stesse tempistiche dello scorso anno che, invece, si è rivelato per me un anno record con circa 150 canarini nati con zero (zero!) problemi di ordine sanitario.
Allora dove ho sbagliato?
Forse alimenti comprati per freschi e invece contaminati?
La risposta è: non lo so e forse non lo saprò mai.
Sono subito intervenuto eliminando del tutto i semi ammollati, sostituendo con ancora maggiore frequenza i beverini (che come sempre metto in candeggina) e con altre accortezze per ogni alimento deperibile.
Tuttavia è bene notare che il problema è nato a Marzo quando le condizioni climatiche non avrebbero dovuto favorire l’insorgenza di malattie. Ricordo un Marzo freddo anche se piovoso. E’ forse quest’ultimo l’elemento scatenante? Devo accusare il livello di umidità ambientale della Pianura Padana? Mi sarebbe piaciuto aver annotato anno per anno i livelli igrometrici per verificare se il presente 2010 è stato l’anno col Marzo più umido. Qualche dubbio l’avrei anche perché sono un fanatico del ricambio d’aria e il mio allevamento è (anche in pieno inverno) con le finestre aperte.
Fortuna vuole che l’immediato intervento con una terapia a base di Marbocyl (alla cui molecola l’antibiogramma ha assegnato ottima efficacia nel mio caso specifico) ha risolto il problema.
Ora, a fine Maggio, posso dire che l’annata da disastrosa si risolverà in accettabile.
Peccato solo che il dubbio su come sia nato questo terribile Pseudomonas rimanga ancora.

In molti allevatori c’è titubanza a parlare delle malattie che si presentano in allevamento.
Mi piacerebbe che qualcuno che legge queste righe mi faccia sapere, rispondendo a questo post o via e-mail (dandao@libero.it), se ha avuto problemi analoghi e se ha compreso dove stava l’errore.
Se ci aiutiamo a comprendere come meglio allevare cresciamo un po’ tutti. O no?

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